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Cellulosa da residui vegetali

Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare una piattaforma tecnologica basata sull’uso e lo sviluppo di attività enzimatiche biodegradative, prodotte naturalmente da miceli e microrganismi, in grado di utilizzare materiali lignocellulosici, costituiti da residui colturali agricoli o da colture specializzate, per la produzione di fibre di cellulosa. In particolare gli enzimi su cui si concentra l’attenzione nel presente progetto sono le ossidoreduttasi di origine fungina.
Questa ampia classe di enzimi catalizza le reazioni ossido-riduttive biologiche in grado di attaccare i legami organici.
Poiché essi sono coinvolti in numerosissimi processi biologici, hanno ricevuto particolare attenzione per lo sviluppo di applicazioni per la produzione di paste di cellulosa, per la detossificazione di reflui, effluenti industriali e suoli contaminati.
Le tecnologie, in fase di sviluppo, promettono di fornire un rilevante contributo a problemi ambientali quali la deforestazione, l’inquinamento industriale e lo smaltimento dei rifiuti da biomassa in agricoltura.
L’approccio tecnologico prevede l’ottenimento di fibre di cellulosa in bioreattori in fase solida in condizioni di fermentazioni controllate, mediante l’impiego di enzimi fungini capaci di digerire la lignina delle pareti cellulari presente nei rifiuti costituiti dalle biomasse residuali agricole.
Frumento, riso, kenaf, mais sono alcuni esempi di colture annuali cha possono essere convenientemente usate come fonte di materia prima, in funzione dell’importanza e della diffusione delle rispettive colture nelle aree di installazione industriale.
Il Progetto è condotto in collaborazione con l’Università della Tuscia di Viterbo e Federico II di Napoli.

Info: Dott. Francesco Cellini